BUZZATI SETTE PIANI PDF

Successivamente viene inserito nella raccolta Sessanta racconti , con una riscrittura maggiormente fedele alla prima edizione uscita in edicola con La Lettura [1] e ne La boutique del mistero Il Corte viene accolto subito al settimo piano, in attesa di guarire dalla malattia e quindi di poter tornare a casa. Il racconto ha inoltre ispirato il film Il fischio al naso , diretto e interpretato da Ugo Tognazzi. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. La disperazione di Corte cresce contemporaneamente alla discesa verso il basso. Rifiuta quindi di ammettere la propria condizione.

Author:Goshicage Gadal
Country:Cambodia
Language:English (Spanish)
Genre:Software
Published (Last):17 February 2009
Pages:149
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ISBN:302-9-77570-644-2
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I mobili erano chiari e lindi come la tappezzeria, le poltrone erano di legno, i cuscini rivestiti di policrome stoffe. Tutto era tranquillo, ospitale e rassicurante. Giuseppe Corte non desiderava nulla ma si mise volentieri a discorrere con la giovane, chiedendo informazioni sulla casa di cura.

Il sesto era destinato ai malati non gravi ma neppure da trascurare. Al secondo erano i malati gravissimi. Al primo, quelli per cui era inutile sperare. Ne derivava che gli ammalati erano divisi in sette progressive caste. Nella maggioranza erano ermeticamente sprangate dalle grigie persiane scorrevoli.

Il Corte si accorse che a una finestra di fianco alla sua stava affacciato un uomo. I due si guardarono a lungo con crescente simpatia, ma non sapevano come rompere il silenzio. Non vede, del resto, che negli altri piani tutte le imposte sono aperte? Io ritorno in letto. Giuseppe Corte se ne stette ancora immobile alla finestra fissando le persiane abbassate del primo piano. Ad una ad una le mille finestre del sanatorio si illuminavano, da lontano si sarebbe potuto pensare a un palazzo in festa.

La febbre infatti non accennava a scomparire, nonostante le condizioni generali si mantenessero buone. Invece il sanitario gli rivolse parole cordiali e incoraggianti. Al quarto forse?

Gli altri lo ascoltavano senza interesse e annuivano con scarsa convinzione. Ammise ancora una volta che Giuseppe Corte sarebbe stato al suo giusto posto se lo avessero messo al settimo piano, ma aggiunse di avere sul suo caso un concetto leggermente diverso, se pure personalissimo.

Il dottore infine consigliava il Corte a non inquietarsi, a subire senza proteste il trasferimento; quello che contava era la malattia, non il posto in cui veniva collocato un malato. La camera era altrettanto comoda ed elegante. Giuseppe Corte, in preda alla febbre serale, ascoltava ascoltava le meticolose giustificazioni con una progressiva stanchezza.

Il suo male sembrava stazionario. Ci sarebbe voluta, per eliminarlo in pochi giorni, una intensa cura di raggi digamma. Dovessi crepare, al quarto non ci vado! Giuseppe Corte non riusciva a trovare requie e continuava a rivoltarsi nel letto. Gli altri ammalati del reparto erano decisamente in condizioni molto serie e non potevano lasciare neppure per un minuto il letto. Egli invece poteva prendersi il lusso di raggiungere a piedi, dalla sua stanza, la sala dei raggi, fra i complimenti e la meraviglia delle stesse infermiere.

Un ammalato che in fondo aveva diritto al settimo piano veniva a trovarsi al quarto. Non avrebbe assolutamente ammesso alcuna nuova scusa. Lui, che sarebbe potuto trovarsi legittimamente ancora al settimo.

Egli cercava di persuadersi di appartenere ancora al consorzio degli uomini sani, di essere ancora legato al mondo degli affari, di interessarsi veramente dei fatti pubblici. Cercava, senza riuscirvi. Invariabilmente il discorso finiva sempre per cadere sulla malattia.

Ogni giorno Giuseppe Corte ne parlava lungamente col medico e si sforzava in questi colloqui di mostrarsi forte, anzi ironico, senza mai riuscirvi.

Non sta bene, non sta bene, soprattutto per un malato! Ma sarei tentato di definirlo ostinato. Affezioni anche lievissime spesso hanno bisogno di cure energiche e lunghe. Ma al terzo o anche al secondo di certo. Poi vede? Per quindici giorni, il terzo piano si chiude e il personale se ne va a spasso. Il riposo tocca a turno ai vari piani. Riunite gli ammalati del terzo e del quarto?

Quelli che sono qui dovranno discendere da basso. Non mi pare che ci sia da spaventarsi. Tutto questo naturalmente contribuiva a scoraggiarlo. Dopo sette giorni, un pomeriggio verso le due, entrarono improvvisamente il capo-infermiere e tre infermieri, che spingevano un lettuccio a rotelle.

Non tornano fra sette giorni quelli del terzo piano? Il terrore, la rabbia infernale di Giuseppe Corte esplosero allora in lunghe irose grida che si ripercossero per tutto il reparto. Finalmente accorse il medico che dirigeva il reparto, una persona gentilissima e molto educata.

Sono assolutamente desolato, ma i suoi ordini non possono essere trasgrediti. Non capisco come possa essere accaduto!

I suoi singhiozzi risuonavano lenti e disperati per la stanza. La situazione era talmente grottesca che in certi istanti Giuseppe Corte sentiva quasi la voglia di sghignazzare senza ritegno. Sei piani, sei terribili muraglie, sia pure per un errore formale, sovrastavano adesso Giuseppe Corte con implacabile peso. Ma come mai la stanza si faceva improvvisamente cosi buia?

Era pur sempre pomeriggio pieno. Erano, le tre e mezzo.

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